Manutenzione dei server, la guida

Manutenzione dei server, la guida

Avere un server e porre in essere una manutenzione idonea e frequente permette di evitare malfunzionamenti che possano negativamente incidere sulla tua attività.


Per fortuna, ci sono dei programmi ad hoc per effettuare i vari passaggi di verifica e controllo, software cioè in grado di valutare se ogni componente interna ed esterna al server funzioni come si deve oltre alla bravura manuale del tecnico predisposto.

Si tratta di un modo alternativo per risparmiare tempo e soldi, in particolare nel caso in cui il server operi in produzione. Per evitare problemi di sorta ci si potrebbe affidare anche ad un’azienda informatica specializzata in lavori di questo tipo, in modo da azzerare eventuali errori in corso d’opera.

Strategia di manutenzione dei server: stila un elenco delle cose da fare

Sebbene i moderni server abbiano già delle funzionalità alquanto versatili, il fatto che gli utenti siano sempre alla ricerca delle migliori condizioni di lavoro dello stesso, comporta la necessità di tenere la macchina sempre in perfetto stato.


Sarebbe pertanto doveroso stilare una lista di controlli periodici da eseguire, sia sulle componenti fisiche che su quelle hardware, ma soprattutto sulle parti critiche del sistema.

Grazie a questo modo di approcciarsi al server, con una idonea manutenzione, si possono effettuare degli interventi celeri in caso di problemi in corso, ma anche dei controlli di routine preventivi.

Come programmare e preparare gli interventi?

Quante volte porre in essere la manutenzione del server?


A questa domanda si può rispondere solo valutando alcuni aspetti, ad esempio quanto vecchia è l’attrezzatura, come si presenta l’ambiente di data center, quanti server sono usati per l’attività e tanto altro ancora.

Ad esempio, per macchine datate, che magari si trovano in armadi server e sale dati con diversi anni di vita, servono ispezioni più frequenti al contrario dei nuovi server, installati invece in data center ben raffreddati e dotati di filtri HEPA (high efficiency particulate air).

Spegnimento e pulizia del server

Quando si effettua una manutenzione è importante seguire uno schema ben preciso.


Devi come prima cosa spegnere il sistema e riportarlo in servizio solo dopo aver concluso gli interventi di manutenzione.

Questa procedura è diversa rispetto a quella che si effettuava per il check dei server di una volta: se infatti prima del progresso tecnologico un server doveva essere sottoposto ad un momento di ‘downtime’ per eseguire la manutenzione (costringendo spesso il personale a effettuare le operazioni di notte o nel week-end) oggi funziona in modo completamente diverso.

Grazie a server virtuali i tecnici creano una migrazione dei workload: più semplicemente le applicazioni vengono spostate su altri server, così da rimanere utilizzabili ed attive anche quando si fa la manutenzione sul server host di partenza.


Dopo aver verificato che le macchine virtuali (come ad esempio i cloud server), e i workload, precedentemente spostati sui vari sistemi selezionati, non hanno problemi di funzionamento, è possibile passare allo spegnimento del server.

Fatto ciò, si può passare all’ispezione di tutte le vie di deflusso dell’aria, magari avendo cura di rimuovere la polvere e i detriti in eccesso che potrebbero contribuire al raffrescamento del sistema, e controllando punti critici come il dissipatore della CPU, le ventole, i moduli di memoria.

La pulizia si esegue con aria compressa e al riparo da elettricità statica. Polvere e ostacoli al passaggio dell’aria causano maggior consumo di energia da parte del server, e portano a premature avarie dei componenti.


Controllare hard disk locali e registro eventi

Passiamo al secondo round di manutenzione, che consiste nella verifica dell’integrità degli hard disk locali.

Devi tenere presente che eventuali problemi in loco possono negativamente incidere sulle prestazioni e sulla stabilità del server stesso.

In alcuni casi possono provocare anche dei prematuri guasti dell’unità.

All’interno degli hard disk magnetici i problemi comuni includono settori danneggiati e elevata frammentazione del disco.

Ecco dunque che attraverso l’uso del CHKDSK (Check Disk) è possibile andare a verificare l’integrità del supporto, tentando di recuperare gli eventuali settori danneggiati.

La frammentazione, invece, può provocare un rallentamento un disco del server, provocando dei guasti.

A questo punto nella lista delle cose da fare per controllare lo stato del server va inserita anche un’analisi dettagliata del registro eventi.

Questo passaggio serve per l’individuazione di quei piccoli problemi di minor importanza che possono però provocare piccoli difetti senza i quali il funzionamento sarebbe spedito e perfetto.

In tal senso sarebbe opportuno controllare la configurazione del sistema di segnalazione allarmi, controllare che chi riceve gli alert siano corretti e, in caso di cambiamenti del personale tecnico, aggiornare il sistema di reporting.

Verificare patch e aggiornamenti e registrare le modifiche

Esistono molti software in produzione che effettuano degli aggiornamenti in automatico, eppure quando si tratta di server dovrebbe essere sempre l’amministratore del sistema a stabilire se determinate patch o upgrade siano o meno importanti per il suo funzionamento.

Infatti, capita spesso che sono proprio alcuni aggiornamenti a rendere più difficoltosi gli usi del server o stack software.

E questo, occorre aggiungere, è un rischio che tende a crescere, soprattutto con l’avvento delle metodologie DevOps, che si fondano su aggiornamenti piccoli e più frequenti.

Ricordati in ultimo di andare a registrare tutti i cambiamenti (hardware, software, configurazione) effettuati nel server, in maniera tale che ogni informazione sia sempre consultabile dallo staff.

Effettua anche una verifica sulla ‘security posture’ (impostazioni firewall, IDS/IPS, versioni anti-malware) del sistema. In tal modo, dopo che il server sarà di nuovo online, potrai verificare le sue impostazioni di backup e disaster recovery.

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